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Il vetro è comune denominatore di espressioni fondate di
volta in volta sull'espansione semantica del medium secondo varie
formule plastiche: l'opera ha una sua natura parietale e, allora,
inarca nel perimetro dell'evento mille sollecitazioni visive,
scaturite da profondità irte di scaglie; a pavimento può
essere animata da un motore interno che ne determina la ciclicità
dinamica: propone soluzioni interattive capaci di coniugare senso
dello spazio e misura dello stesso attraverso il movimento (é
il caso della "Macinatrice di Vetro). La luce si rivela carattere
forte delle installazioni e accentua il dato delle geometrie,
fissate a irragiare un'effusione energetica che parte dalla centralità
dell'opera per divenire alone di forza debordante dai limiti fisici
della scultura.
La trasparenza consente di aprire spazi d'aria , percorsi dello
sguardo che sollecitano direzioni e rompono prospettive accampando
l'illusorietà dei volumi moltiplicati sugli spessori e
sui cromatismi costitutivi (il verde-acqua leggibile negli spessori
e nelle sezioni). Alcuni lavori racchiudono in sè l'idea
di un labirinto visibile nella sua complessità interna
sottoposta alla possibilità di una continua modificazione
che disloca i pezzi di vetro in posizioni sempre diverse ... E
sulla superficie esterna una punta di diamante graffia e disegna
talora un'informalità tumultuosa ed espansiva che è
ansia di intervento e partecipazione - segnalata appunto dalla
perentorietà semantica dei grafismi - ridotta a gesto essenzialmente
pittorico.
Quella di Cadamuro è una sensibilità in cui rigorose
esigenze razionali si coniugano con intuizioni liriche, visioni
intimistiche prendono corpo nella sintesi tra calcolo ed emozione.
La trasparenza è il luogo ove si sperimenta la sintesi
dell'artista; le opere nascono da un'imperiosa presa di possesso
del mondo attraverso la dimensione visionaria esaltata dal connubbio
tra colore e luce. La poetica del frammento, intesa nel senso
letterale di frantumazione del vetro per una sua immissione in
un involucro della medesima materia (per esempio nelle "Packing
Glass in Glass Boxes"), sollecitata da movimenti che continuano
a scompaginare il tessuto, è ben rappresentativa delle
tensioni nella contemporaneità. Nella "Macchina Macinavetro"
i frammenti disposti in un recipiente centrifugo in movimento,
si modificano fino a smussare completamente la taglienza ad avvicinare
la propria forma al risultato tondo, uno slancio di perfezione
verso la dimensione del magico, per cui l'opera non è finita
nella sua definitezza formale, ma si modifica internamente sullo
slancio meccanico della macchina. I brani di vetro vorticano in
un caos apparente , suggerito anche dal rumore assordante dell'operazione
che è quasi il rintocco di un orologio cosmico capace di
segnalare l'assestamento interno degli elementi, convertiti dal
pericolo della taglienza a una funzione estetica di raccordo tra
il prima e il dopo in un viaggio diacronico attraverso la progettazione
e realizzazione dell'opera. E se all'interno di un parallelepipedo
- attivato al trasporto, a mò di valigia ("MicroVetroVideoInstallazione
da Passeggio") - un piccolo visore manda in onda con ossessiva
ripetitività un frammento di vissuto fermato nella pellicola,
il vero permette al fruitore di costruire nella propria coscienza
il senso di un racconto irto (non poteva essere che così)
di sentimenti ed emozioni accese sul display di un'oggettualità
così ambigua da apparire per certi versi incorporea.
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