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il tutto inserito nelle
varie evoluzioni di risoluzione compositiva tra Vetri, Poesia,
Suono e Luce, componente quest'ultima, determinante e importantissima
per il lavoro dell'artista veneziano che ne caratterizza inequivocabilmente
tutta l'opera: ogni pezzo, ogni partitura vitrea assieme all'incidenza
della luce ed al suo attraversamento tra gli spessori fa cantare
la materia; ecco quindi l'utilizzo mirato e studiato di particolari
soluzioni per le fonti luminose. Di conseguenza ogni opera può
definirsi e mutare in molteplici possibilità di diffrazione
e rifrazione, che amplificano i concetti pensati e desiderati
dall'autore. Cadamuro applica inoltre, una sorta di opzioni autobiografiche:
recupera collegandolo ai frammenti di vetro quelli del corpo,
come per: "Vetrocchi", "Vetrolabbra", "Vetrosensi",
"Vetroimplosioni"; a feticci (oggetti temporali) del
proprio consumo: i suoi sigari, o filmati della memoria evocati
in senso diaristico ed ancora più intimista: "MicroVetroVideoInstallazione
da Passeggio", o ad una parte di "Packing Glass in Glass
boxes" (immagini fotografiche su supporti trasparenti); o
ai rady made come per "The Glass Traps": ove il vetro
con i suoi vetrosegni vengono "catturati" da delle vere
e proprie trappole in acciaio per topi, o a giocattoli-simbolo
vetro-rielaborati: "Playing Toys", "Sulle Ali del
Vento" o anche "Playing Animals": micro-happening
progettate per un numero ristretto di spettatori, e ancora "Poeneve
e Poeghiaccio", ove il fenomeno della trasparenza, della
scrittura e del colore versano su versanti fisici e temporali
della natura. Altro fenomeno per Cadamuro sono i suoi singolari
"Vetrolabirinti", ove la dinamica dei taglienti frammenti
amalgamati a lettere anch'esse trasparenti e plastiche si muovono
all'interno di fitti percorsi dalle pareti diafane: non hanno
nè entrata nè uscita: un tutt'uno di compresso e
di sottovuoto ove niente si è perso, ma tutto è
lì congelato in quello specifico istante di movimento centripeto
e centrifugo al tempo stesso. Spesso Cadamuro ha fatto uso della
macchina da presa e della video-camera, estendendo le partiture
espressive al di là dell'oggetto o coinvolgendolo a tal
punto da crearvi delle ambientazioni nelle quali il dato filmico
si proiettava su supporti trasparenti trascinando altri movimenti
di performer a tempo reale; "Assemblage", "Trasparenze
Pericolose", "Aria Viziata", "Seppellite il
Poeta" ("cinque ipotesi di suicidio"), etc., o
facendo parte integrante delle vetroinstallazioni. Asse portante
di tutta la produzione è la scrittura, la "vitreoprogettazione",
le correlazioni tra concetto-contenuto e forma da svolgere: una
procedura progettuale molteplice e multiforme perchè diverse
sono le possibilità di intervento e le relazioni con la
poesia lineare spesso metafora del suo esteso visivo.
Compenetrazioni continue ed elaborazioni materico-segniche sono
per Cadamuro la reinvenzione del mondo e la sua reinterpretazione
di un già lungo, meditato e coerente itinerario di ricerca.
La sua ricerca è innovativa, è la ricognizione sulle
potenzialità "poietiche" del vetro, combinate
con gli slanci costruttivi di uno spazio mai uguale a sè
stesso; anzi esso viene sottoposto alla forza deformante della
capacità illusoria, spinta verso un' "oltranza"(come
dire una tendenza all' "oltre"), così che la
materia innesca una dialettica serrata tra l'apparire (il primo
impatto con le forme) e l'essere (la realtà costitutiva
dell'opera). Il tratto plastico dell'artista viaggia lungo un'orbita
tesa al rilievo autobiografico - affidato a lettere emblematiche
e ad oggetti del quotidiano, i sigari che, fuori dalle loro significanze
letterali, rappresentano la scansione del tempo nella giornata
- fino al confronto con un grafismo denso e con l'immaginario
telematico.
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